AGHARTI, ATLANTIDE E IL RE DEL MONDO

“A grande profondità sotto l’oceano Atlantico, si estendono le vestigia di un continente …”Così lo scrittore Charles Berlitz iniziava il suo “Atlantide, l’ottavo continente”, un libro di gran successo. Molti, infatti, sono i film, i racconti, i libri scritti su Atlantide, il continente sommerso, e molte le persone che invano, per anni ed anni, lo hanno cercato, tentando di svelare un così grande mistero.

 

Il mistero della sua scomparsa, di ciò che una volta fu. Atlantide, in seguito ad un cataclisma di natura sconosciuta, venne sommersa dalle acque all’incirca 10.000 anni fa (…)

Dopo il disastro, agli uomini sopravvissuti non rimase altro da fare che navigare verso le coste più vicine, quindi, da Atlantide, essi emigrarono in America (dando vita a popoli quali gli Aztechi o gli Indiani del nord), in Scandinavia (dai quali poi sarebbero discesi i popoli germanici), in Inghilterra (i druidi sarebbero stati i protagonisti di una sorta di continuazione culturale atlantidea), in Italia (gli Etruschi, cui origini sono state da sempre sconosciute, potrebbero essere diretti discendenti degli omini atlantidei), sulle coste del nord Africa (come già detto, sette saggi arrivarono via mare e fondarono la civiltà egiziana), in Mesopotamia (i Sumeri potrebbero essere stati diretti discendenti del popolo di Atlantide; non dimentichiamo che Gilgamesh era un semidio) e in molti altri luoghi…

Secondo le leggende, il simbolo del sovrano di Atlantide era il tridente. Simbolo marino, associato alla figura di Poseidone o Nettuno, il dio del mare. La leggenda dice che abitasse in uno splendido palazzo in mezzo al mare, usava spostarsi sopra un cocchio tirato da cavalli marini (o probabilmente

delfini; questi sono i più intelligenti cetacei marini; la tradizione vuole che fossero stati creati proprio dagli atlantidei per assegnarli a lavori subacquei), e se col tridente batteva le onde, suscitava

tempeste e terremoti. Forse il suo tridente era davvero un arma molto potente.

La sua natura è duplice; benefica e malefica. Tra l’altro vi è un misterioso collegamento tra questi e l’Egitto, rappresentato da una scultura greca del II- I sec. a.C. conservata a Roma, nei Musei Vaticani, detta “Allegoria del Nilo”, in cui Nettuno è qui rappresentato sdraiato su un fianco e sovrastante una piccola Sfinge.  Sul suo capo, possiamo notare chiaramente due piccole corna. A prima vista potrebbe sembrare un dettaglio irrilevante, ma non è così.

Nettuno era il massimo esponente sulla Terra e verrà associato al Dio più buono della Bibbia, mentre (probabilmente) Giove era il “Dio dei cieli”, associato al Dio terribile e vendicativo delle Scritture. Giove “gettò” Nettuno sulla Terra, col compito di governarla. A questo episodio si ricollega quello della “caduta” di Satana per opera del Signore. Lucifero (per questo Nettuno potrebbe essere raffigurato con le corna) ribellatosi, a causa dell’umiliante e degradante compito di regnare su un mondo allora noioso, spopolato, iniziò una guerra col Signore.

Non dimentichiamo che inoltre il simbolo del tridente è comune ad entrambi. A Nettuno, in qualche modo d’altronde è associata anche la costellazione del Capricorno, l’animale cornuto con cui spesso viene identificato il diavolo (nei tarocchi, ad esempio, il diavolo ha sembianze femminili e, a posto della testa, il capo di un caprone). L’angelo caduto, in questo caso Nettuno, avrebbe regnato su Atlantide e Lilith, la Signora della Montagna, secondo certe versioni sarebbe stata addirittura la sua consorte.

Nettuno, forse anche sotto approvazione del Dio dei cieli, Giove, creò l’uomo con l’aiuto di Lilith. L’umanità (Adamah, gli uomini e Evah, le donne), visse in una condizione di semi-schiavitù (ma pacifica) in quel “Paradiso terrestre” che era Atlantide, fino al giorno in cui, avendo pronosticato un imminente catastrofe, decise di “rubare” il “frutto della conoscenza” dall’albero del giardino dell’Eden (probabilmente la fornitissima biblioteca atlantidea, i cui numerosi argomenti espressi nei libri si ramificavano in diversi campi, proprio come i rami di un albero), divenendo così pari a Dio.

Oppure, se vogliamo seguire la versione descritta nella Bibbia, probabilmente fu lo stesso Satana (Nettuno) ad aprire gli occhi degli uomini, offrendo loro la fatidica mela. Tale frutto, doveva essere per loro davvero un tesoro inestimabile. Esso avrebbe assicurato la continuazione di una civiltà intelligente sul pianeta. Ma l’acquisizione di questa cultura portò l’uomo alla consapevolezza di essere una razza sfruttata e per niente inferiore al Dio che l’aveva creato.

 

Ciò portò a rivolte, le mitiche guerre tra giganti e dei, alle quali quindi parteciparono anche gli uomini, alleati ai primi e sotto la guida di Nettuno. Circa 10.000 anni fa, periodo della distruzione di Atlantide (di cui, come già detto in precedenza, non conosciamo le esatte cause) e del grande Diluvio, il “Re del Mondo” (Nettuno), insieme agli uomini (che portavano con se il “frutto della conoscenza”, con la quale essi, così come i loro creatori, erano ora capaci di discernere il bene dal male, di capire cos’era più giusto e sbagliato), lasciarono l’isola per dirigersi verso le terre non colpite dalla catastrofe, le Americhe, l’Europa e l’Africa.

Ora, questi uomini erano diventati come gli dei, loro creatori. Avevano assaggiato il frutto della conoscenza.

Erano passati da una condizione di dipendenza ad una di parità. Era terminata un’altra era. Ma non tutti gli uomini si misero contro il Dio dei cieli. Non tutti seguirono Nettuno. Uno di questi potrebbe

essere stato Noè, che, rimanendo fedele a Dio, riuscì a salvarsi ed a salvare con sé gli animali, diciamo, venuti meglio. Costui, in seguito, avrebbe dato un continuo all’umanità, ma a quell’umanità voluta dal Signore, sottomessa e senza troppe pretese culturali.

Un’umanità di superficie, contrapposta (come vedremo in seguito) a quella sotterranea, ostile al Re dei Cieli (Giove), consapevole di non essere inferiore a questi, memore di avere assaggiato il frutto della conoscenza e fedele al Re del Mondo (Nettuno/Lucifero).

Hitler, che si interessava di misteri, esoterismo e magia, sapeva molte più cose di quanto si possa pensare. Egli sapeva dell’esistenza del Re del Mondo, così come del Re dei Cieli e interpretò purtroppo il tutto in chiave razzista. Per lui, i discendenti degli uomini fedeli al primo re erano gli ariani, biondi con gli occhi azzurri, diretti discendenti degli atlantidei, mentre i discendenti di coloro che invece erano rimasti fedeli al secondo re, erano gli ebrei. La battaglia di Hitler era una battaglia che aveva avuto inizio 12.000 anni prima e che egli voleva portare a termine sterminando l’ultima traccia rimasta sulla Terra di quel Dio terribile e alieno, gli ebrei, discendenti da uomini come  Noè.

Quindi, anche Nettuno abbandonò il “Paradesha” (paradiso terrestre) per costruirsi una nuova reggia altrove, in un luogo imprecisato nel sottosuolo, sotto le rocce del deserto del Gobi, a nord del Tibet. Sottoterra, nella crosta terrestre, lì, dove avrebbe potuto continuare incontrastato a governare il mondo, lontano dall’umanità, ormai divenuta pericolosa, guerrigliera, conquistatrice (e rimasta fedele al Re dei Cieli, suo antagonista).

Ma anche lì, dove sarebbe stato costretto ad un’obbligata prigionia che, secondo la tradizione cristiana, sarebbe dovuta durare 10.000 anni.

La fossa di cui si parla non è altro che un passaggio che conduce al sottosuolo, lì dove vennero relegati gli angeli decaduti, cioè quelli che presero le figlie degli uomini, dai quali poi discesero i giganti. La stessa dove discese il Signore degli inferi (Lucifero/Nettuno). Enoc era un uomo visto di

buon occhio da Dio, così come lo era stato Noè. Entrambi quindi, Enoc e Noè, rimasero fedeli al Signore dei cieli (Dio/Giove). Certo, prima di essere puniti, questi angeli “ribelli”, fedeli a Nettuno, riuscirono ad istruire parte dell’umanità, forse con la speranza di costituire un vasto esercito (formato da uomini e giganti) da contrapporre all’esercito nemico del Re dei Cieli e degli angeli a lui fedele.

Gli stessi che poi avrebbero seguito Lucifero nel mondo sotterraneo degli inferi, in parte per loro scelta personale, in parte come punizione divina. Furono questi esseri alieni a permettere all’umanità di passare da uno stadio selvaggio alla successiva età del ferro. Ormai l’umanità era corrotta. Era l’età del ferro, delle guerre e del dolore.

Lì, Nettuno, si costruì un grande regno, costituito da numerosissime gallerie sotterranee, estese per tutta l’Asia e forse oltre, un grande regno chiamato, secondo la tradizione orientale, Agarthi. La capitale di questo nuovo mondo sotterraneo, chiamata Shamballa, si troverebbe sotto il Gobi, e lì, regnerebbe ancor oggi il Re del Mondo. In effetti, se ci facciamo caso, la tradizione cristiana vede il diavolo risiedere nel sottosuolo, all’inferno, in un mondo sotterraneo. Alla luce delle precedenti osservazioni, ci viene spontaneo associare Satana a Nettuno e quest’ultimo al Re del Mondo.

Se tutto questo fosse vero, inevitabilmente, noi saremmo stati creati da Lucifero e non da Dio, ma non dal diavolo che da sempre ci ha mostrato la chiesa, terribile e malefico, ma da un essere alieno (e con sentimenti umani), che si ribellò alla pretesa di egemonia sulla Terra da parte di un altro essere alieno che probabilmente, lo abbandonò (o esiliò), per sempre qui, insieme ai suoi figli, ai quali donò la “luce della conoscenza” (da qui deriverebbe il nome Lucifero: “portatore di luce”. Lì “illuminò”).

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